Vigilanza ittica

Si ringrazia il dott. Iacopo Mori, Commissario del Corpo Forestale dello Stato, per aver consentito di attingere ad un suo lavoro presentato alla Scuola Superiore di Polizia

I soggetti addetti alla vigilanza sulla pesca marittima e nelle acque interne, hanno un ambito di intervento molto più ampio rispetto a quello consentito agli incaricati della vigilanza venatoria1.
Inoltre, mentre la nomina delle guardie volontarie venatorie può essere richiesta solo dalle associazioni nazionali venatorie, agricole e di protezione ambientale, la facoltà di proporre la nomina di guardie giurate ittiche non incontra tale limitazione.

Infatti, l’art. 31 del R.D. 8 ottobre 1931, n. 1604 (testo unico delle leggi sulla pesca) stabilisce che le province, i comuni, i consorzi e chiunque vi abbia interesse possano nominare e mantenere a proprie spese agenti giurati per concorrere alla sorveglianza sulla pesca tanto sulle acque pubbliche, quanto in quelle private.

La norma citata deve ritenersi ancora valida solo per la pesca nelle acque interne, in quanto per la pesca marittima la disciplina da applicare è quella introdotta dall’art. 22 della L. 24 luglio 1965, n. 963, il quale, riproponendo una formulazione analoga a quella dell’art. 31 sopra riportato, prevede che le amministrazioni regionali e provinciali e chiunque vi abbia interesse possano nominare, mantenendoli a proprie spese, agenti giurati da adibire alla vigilanza sulla pesca marittima.

Preliminarmente, risulta necessario chiarire il significato della locuzione contenuta nei due suddetti articoli, i quali consentono la nomina di guardie giurate per la vigilanza sulla pesca a “chiunque vi ha interesse”, purché questi provveda a mantenerle a “proprie spese”.

La norma attribuisce, pertanto, la facoltà di servirsi di guardie giurate ai soggetti privati che siano portatori di un interesse personale e sicuramente economico all’effettuazione di tale tipo di vigilanza.
Si pensi, ad esempio, al soggetto che vanti diritti esclusivi di pesca su tratti delimitati di mare, in quanto titolare di una cosiddetta “concessione costitutiva” o che sia titolare di una “concessione traslativa” su acque appartenenti al demanio idrico e che utilizzi tali acque per l’allevamento di molluschi o di pesci in genere2.

In questo caso il concessionario è sicuramente portatore di un interesse personale giuridicamente rilevante, e per questi l’eventuale nomina di guardie giurate con compiti di vigilanza sulla pesca nelle acque in concessione, si giustifica allo stesso modo in cui il legislatore ammette la nomina di guardie particolari da parte del proprietario per la vigilanza sui propri beni mobili o immobili.
Rimane ora da considerare se, nell’espressione usata dal legislatore negli articoli sopra citati, possano essere ricompresi anche soggetti che siano portatori di interessi più generali rispetto a quelli personali e diretti e che, quindi, vantino in tale materia “interessi diffusi” ovvero “interessi collettivi”.

Sul punto non vi è dubbio alcuno che le norme in argomento abilitino a servirsi di guardie giurate per la vigilanza sulla pesca, sia i soggetti portatori di “interessi collettivi”, in quanto vi è un espresso riferimento ai soggetti pubblici (province, comuni, consorzi ed associazioni riconosciute) nell’art. 31 R.D. 1604/31 ed alle amministrazioni regionali e provinciali nell’art. 22 L. 963/65, sia le associazioni di categoria ed ambientalistiche, private e non, preposte istituzionalmente alla tutela di interessi pubblici e che nella materia sono portatori di “interessi diffusi”3.

Compiti e poteri degli addetti alla vigilanza ittica

Gli agenti giurati nominati per la sorveglianza sulla pesca debbono possedere i requisiti determinati dall’art. 138 t.u.l.p.s.
Ad essi, a differenza delle guardie volontarie venatorie, la legge riconosce, esplicitamente, ai fini della sorveglianza sulla pesca, la qualità di agenti di p.g. (art. 31 R.D. 1604/31 e art. 21, 2° comma, L. 963/65).
Inoltre, per il riconoscimento delle guardie giurate ittiche la normativa statale vigente non prevede né esami né partecipazione a corsi, a differenza di quanto stabilito dall’art. 27, comma 4, L. 157/92 per le guardie volontarie venatorie4.

Bisogna, però, osservare che la provincia, prima di procedere all’approvazione della nomina di guardie giurate ittiche per la sorveglianza delle acque interne, oltre a quanto previsto dalle leggi statali sopra riportate, deve tenere conto anche del contenuto di specifiche norme regionali in materia.
Infatti, la regione, avendo competenza esclusiva nella materia, potrebbe prevedere, per esempio, il possesso da parte degli interessati di un attestato di idoneità, analogamente a quanto previsto per i volontari che intendono effettuare la sorveglianza sul prelievo della fauna omeoterma.
Agli ufficiali ed agenti incaricati della sorveglianza sulla pesca è consentito, in ogni tempo, visitare i battelli da pesca ed i luoghi pubblici di deposito o di vendita del pesce e degli altri prodotti ittici (art. 32 R.D. 1604/31).

Gli incaricati della vigilanza sulla pesca marittima possono, in ogni momento, visitare le navi, i galleggianti, gli stabilimenti di pesca, i luoghi di deposito e di vendita ed i mezzi di trasporto dei prodotti ittici, al fine di accertare l'osservanza delle norme sulla disciplina della pesca (art. 23 L.963/65).
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ai sensi dell’art. 20 L. 963/65, coordina l'attività degli organi di polizia e di vigilanza sulla pesca marittima (ma non sulle acque interne), ivi comprese le guardie particolari; tale coordinamento si aggiunge alla vigilanza esercitata dal questore sul servizio posto in essere da tutte le guardie particolari giurate5.

BIBLIOGRAFIA

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