Zoomafie

Zoomafie, la strage silenziosa. Rapporto L.A.V. 2011

.Un giro d'affari da tre miliardi l'anno tra corse clandestine, traffico di cuccioli e altri reati.
Che cinque volte su sei restano impuniti. E che spesso vengono compiuti solo per potersene vantare on line.
Una cucciolata importata illegalmente dall'Est Europa e sequestrata dalla Guardia di Finanza.

Galline macellate in garage, cani e gatti seviziati per gioco, cavalli uccisi per ritorsione, pesca con bombe a mano.

La zoomafia è anche questo. Maltrattare e sfruttare gli animali può essere un'attività redditizia. In ogni caso è facile farla franca. Per una questione anzitutto culturale: per polizia e procure i reati contro gli animali continuano, ancora oggi, ad essere di serie B.

Il rapporto annuale della Lav ( la Lega anti vivisezione) è un bollettino di guerra piuttosto preoccupante. E le corse clandestine di cavalli giocano un ruolo di primo piano. Perché sono sempre più diffuse, muovono circa un miliardo l'anno e fanno sempre più gola alla criminalità organizzata.

Soprattutto, "sono profondamente radicate nella cultura popolare”, spiega Ciro Troiano, criminologo e autore del rapporto, che cita un esempio: "Nel 2010 abbiamo registrato un nuovo fenomeno. Molti cantanti neo-melodici scrivono canzoni per esaltare le gesta dei cavalli da corsa.

Musica che su internet ha un discreto successo". Il segno che in alcune parti d'Italia, soprattutto nel Meridione, le corse clandestine sono tutt'altro che marginali, anzi vengono quasi “vantate”, quali pregi autoctoni! In aumento anche il traffico di cuccioli dall'est Europa: Slovacchia, Slovenia, Romania e Ungheria.

Cani e gatti che sul mercato locale vengono pagati 30-40 euro e in Italia vengono rivenduti a oltre 1000 euro. Mentendo sulle vaccinazioni e, soprattutto, falsificando l'età. Perché in Italia è vietato far viaggiare dall'estero i cuccioli con meno di dodici settimane di vita. Ma il fattore età è fondamentale: più sono piccoli, più inteneriscono e sono facili da vendere.

Secondo il rapporto della L.A.V. il giro d'affari legato al maltrattamento di animali è di circa 3 miliardi di euro l'anno. Nel 2010 è stato aperto un fascicolo in procura ogni due ore. Ma è un dato che racconta poco. E che stride, se confrontato con un altro: ogni anno vengono abbandonati circa 130.000 animali. Eppure nel 2010 sono partiti meno di 400 procedimenti penali per questo reato. Lo stesso vale anche per chi uccide gli animali.

Si denuncia poco, si persegue poco. Maurizio Santoloci, magistrato, è il direttore dell'ufficio legale L.A.V. e uno dei massimi esperti di reati ambientali: "In Italia le leggi ci sono. E a volte sono strumenti molto validi. Il problema è di mentalità. Troppo spesso le forze dell'ordine pensano che l'abbandono o l'uccisione di un animale non rientri tra le loro competenze. Così, a chi denuncia, rispondono di rivolgersi a una mitica 'polizia specializzata'. Che non esiste. Perché il codice di procedura penale parla chiaro: è la Polizia che deve fare gli accertamenti del caso, intendendo così tutte le forze di polizia, non una Polizia specializzata".

Un'altra cattiva abitudine è quella di non sequestrare l'animale all'aguzzino. Succede con chi picchia il proprio cane ma anche con le corse clandestine e i canili-lager. "E' paradossale, ma è la realtà", continua il magistrato: "chi viene colto in flagrante a maltrattare un animale viene denunciato ma non gli viene sottratto il cane o il cavallo che sta maltrattando". Risultato? "Nel frattempo lo sfruttamento continua.
Oppure l'animale scompare. E quando inizia il dibattimento si parla del nulla, visto che non c'è il corpo del reato".

Solo il 43% delle procure ha risposto al questionario della L.A.V., ma anche all'interno di questo campione emergono forti differenze tra città e città. Nel 2010 a Mondovì (Cuneo) è stato portato avanti un solo procedimento. A Castrovillari (Cosenza) uno per maltrattamento e otto per reati venatori. Le toghe di Vercelli hanno lavorato a 2 casi di maltrattamento e altri 2 di detenzione incompatibile.

Numeri bassissimi, soprattutto se confrontati con Bergamo, dove sono stati iniziati oltre 200 procedimenti per reati connessi alla zoomafia. Non perché i bergamaschi siano più cattivi con gli animali, ma perché si denuncia di più e c'è una procura efficiente, sensibile alla tematica della tutela animale.
"I processi celebrati che arrivano a sentenza sono poco meno del 30 per cento" aggiunge il criminologo Ciro Troiano, "e di questi solo la metà si concludono con sentenza di condanna".

Insomma, non deve cambiare solo la mentalità delle forze di polizia, il problema è anche dentro ai palazzi di giustizia.

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